A tu per tu con...

Tommaso Percivale

PARLIAMO DI:

Messaggio dall'impossibile
Tommaso Percivale torna con un nuovo romanzo, che ambienta ancora le avventure di giovanissimi protagonisti nell’ambito storico della prima metà del ‘900: se il suo penultimo libro, Ribelli in fuga, raccontava la storia di alcuni scout in epoca fascista, il nuovo Messaggio dall’impossibile è ambientato nel 1961, in piena guerra fredda, e nei tempi in cui cominciavano le prime importantissime missioni spaziali. Un quattordicenne, Buccia, e il suo amico Jack, appassionati radioamatori, si ritroveranno a captare messaggi radio che non avrebbero dovuto sentire…
Ecco cosa ci ha raccontato Percivale a proposito di questo suo nuovo libro.
 
In Messaggio dall’impossibile, come anche nel precedente libro Ribelli in Fuga, le storie nascono da un misto di invenzione e fatti realmente accaduti; ti piace giocare con la storia?
Mescolare una storia inventata con la Storia Vera è proprio il cuore del romanzo storico. È una definizione che fa un po’ paura perché fa subito venire in mente la scuola e la prossima interrogazione. Io credo invece che sia il contrario: è un modo per mostrare che la Storia non è fatta di eventi e di date che vanno imparate a memoria ma è fatta di persone. Persone qualsiasi che hanno i nostri stessi sogni e stessi desideri, ma che si sono trovate a vivere momenti straordinari (nel bene o nel male).
E poi la Storia (che scrivo maiuscola per evitare confusioni) è ricchissima di avventure, misteri e atti eroici e sarebbe un peccato ignorarli. Pensa al sacrificio di Leonida e della sua guardia personale, un sacrificio per salvare la Grecia dall’invasione persiana. Sui libri di scuola è raccontata in un paragrafo ma al cinema fa tutto un’altro effetto. Hai presente 300?
 
Da dove nasce l’idea di scrivere di un ragazzino radio-amatore? Ti rispecchi in per qualche particolare ragione in Buccia?
Io sono un radioamatore da circa dieci anni ma gioco con le radio fin da bambino, travolto dalla passione di mio papà. Oggi le radio sono poco diffuse tra i giovani, anzi diciamo pure che i radioamatori del 2000 sono vecchie cariatidi, ma un tempo le radio e l’elettronica irradiavano il fascino che oggi hanno gli smartphone. Il fascino della comunicazione tra mondi diversi e lontani, e dell’incontro in quella terra di tutti e di nessuno che è l’etere.
Non mi rispecchio particolarmente in Buccia, anzi in molte cose siamo all’opposto. Anche per questo mi ha affascinato tanto. Però c’è qualcosa di me in tutti i personaggi di tutti i libri che ho scritto.
Se io ti chiedessi in quale delle tue dita ti rispecchi, tu cosa mi risponderesti?
 
Negli ultimi due libri emerge un contesto storico ben definito, ti sarebbe piaciuto essere un ragazzino in quelle epoche?
Penso che ogni epoca storica abbia il suo fascino, le sue meraviglie e i suoi momenti bui. Continuamente si presentano occasioni che possono trasformare un ragazzo in un eroe. Anche tu, tenendo gli occhi aperti e usando la tua testa, potresti fare qualcosa di grandioso (se non l’hai già fatto).
Oggi siamo all’apice dello sviluppo tecnologico della storia dell’umanità. Siamo diventati così potenti da influenzare il clima planetario con le nostre azioni. Non sappiamo dove andremo a finire, ma possiamo deciderlo. E ogni singola scelta può diventare un’azione eroica.
 
La passione di Buccia per la radio può essere paragonata alla “passione” che hanno i ragazzi di oggi per internet e i social network in qualche aspetto o per niente?
n un certo senso sì, ma con importanti differenze. La radio consentiva per la prima volta di entrare in contatto con persone lontane che condividevano le stesse passioni senza abbandonare il salotto (o il garage – o la soffitta) di casa. Ti dovevi costruire il tuo dispositivo, anzi due: uno per ricevere e uno per trasmettere. Ma per trasmettere era (ed è) necessaria un’autorizzazione statale, concessa dopo un esame. Una vera e propria patente. E anche dopo averla conseguita ci sono dei limiti incredibili. Per esempio è permesso solo ed esclusivamente scambiarsi messaggi di natura tecnica. Quindi puoi raccontare di come ti sei costruito la tua antenna speciale, ma non puoi chiedere chi ha vinto il campionato di calcio. È un divieto che ho sempre trovato eccessivo e anche per questo nel libro i ragazzi sono pirati: vogliono essere liberi di dire ciò che pensano.
 
Il personaggio principale, Buccia, in questo libro ne ha subite di tutte i colori, non sei stato forse troppo crudele con lui?
Hai proprio ragione! Io stesso mi sono reso conto di non aver mai maltrattato così tanto un protagonista. Buccia viene picchiato, inseguito, investito, torturato (in ospedale…), pedinato e… altro. È un bell’inventario, non c’è che dire. Del resto si è trovato in una situazione molto più grande di lui e non era pensabile che ne uscisse senza graffi.
E poi è proprio per questo che si chiama così: ha la buccia dura.

 

Tommaso Percivale, Messaggio dall’impossibile, Einaudi Ragazzi
Età di lettura consigliata: dai 13 anni