Dal libro al film

Cloud Atlas

Che cos’hanno in comune un giovane avvocato tra i Maori nel 1870, un talentuoso musicista nella Bruges alla vigilia della Seconda guerra mondiale, una giornalista negli anni Settanta che inciampa in un caso forse più grosso di lei, un piccolo editore dei giorni nostri alle prese con un’ordalia dai sapori kafkiani, un automa del futuro che si scopre dotata di coscienza, e un vaccaro in un’età post-apocalittica? Ben poco, all’apparenza; molto, in realtà, perché sono tutti personaggi nati dalla mente di David Mitchell, giovane, pluripremiato autore inglese purtroppo da noi ancora troppo poco conosciuto.

Celebre per il suo eclettismo, Mitchell conferma il suo talento con Cloud Atlas. L’atlante delle nuvole (Frassinelli), dove le sei vite di cui sopra vengono raccontate con altrettanti registri narrativi – rispettivamente: diario, racconto epistolare, ritmo serrato da spy-story, effervescente prima persona, interrogatorio e racconto orale intorno al fuoco. Il fascino strutturale del romanzo non finisce qui: ogni storia contiene la precedente in un’elaborata matrioska, la interrompe bruscamente nella prima parte del romanzo, e le restituisce il testimone nella seconda metà.Per un cineasta, un’impalcatura del genere rappresenta una sfida difficilissima, forse impossibile. Non così devono aver pensato i fratelli Wachowski, i creatori di Matrix, la trilogia capace di plasmare l’immaginario sociale collettivo di (almeno) un decennio, e di cambiare il cinema action, grazie a tecniche di regia rivoluzionarie. Tutto però nasce dalle parole, ed è qui che i fratelli si sono prima di tutto concentrati: lo spettatore non è il lettore, e non tollera che una storia inizi a metà film. Ecco perché in fase di sceneggiatura le sei storie sono state intrecciate, in parte riscritte, ricucite e montate perché procedessero non più a staffetta, ma in parallelo, dando vita a un’unica vicenda che si dipana non tanto nello spazio quanto nel tempo. Insomma, le sei storie diventano nella mente dei registi una sola, con le stesse anime incarnate in tempi diversi, ma con i medesimi afflati. Pasticcione confusionario o lavoro unico nel suo genere? Non sta a chi scrive deciderlo (anche se pende decisamente per la seconda ipotesi). Rimane il fatto che i fratelli Wachowski dimostrano come la fedeltà al romanzo non sia garanzia di buon film: a fare la differenza è l’amore di chi sta dietro alla macchina da presa per il materiale di partenza. Non andiamo al cinema pretendendo di vedere il film come ce lo siamo immaginati; entriamo in sala pretendendo che chi ha realizzato il film abbia amato il romanzo quanto l’abbiamo noi.

 

Lana e Andy Wachowski e Tom Tykwer, Cloud Atlas, USA – Germania, 2012
Età di visione consigliata: dai 15 anni

David Mitchell, Cloud Atlas. L’atlante delle nuvole, Frassinelli 
Età di lettura consigliata: dai 15 anni