Dal libro al film: Città di carta

dal libro al film:
CITTÀ DI CARTA
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Finalmente è uscito nelle sale italiane il tanto atteso film tratto dal romanzo di John Green, Città di carta. Avevo tante aspettative, ma non troppe. Per apprezzare davvero il libro ho dovuto leggerlo due volte: la prima, presa dall’ansia di vedere se Q avrebbe ritrovato Margo viva o morta, la seconda, con calma e più attenzione. Se durante la lettura più veloce Margo mi era apparsa semplicemente come un’adolescente egocentrica e piena di sé, alla seconda lettura ho apprezzato di più il personaggio: le insicurezze, gli errori, la sua speranza di essere seguita fino a New York da Quentin, perché anche le persone più forti hanno bisogno di compagnia e affetto.
Il film invece mi ha deluso perché la visione di Margo è parziale: si vede solo il mito, la nave inaffondabile che non viene mai scalfita e di conseguenza non si lascia mai inondare dalla luce. Questa egocentrica ragazza, matta da legare, riempie il film, e ne risente soprattutto il vero protagonista del libro: Quentin. Nel romanzo di Green, il lettore cerca disperatamente Margo, se la immagina sempre, ma insieme a Q, e attraverso di lui. È la storia della crescita del ragazzo, della sua ricerca di sé attraverso quella di Margo, e in ogni momento è chiaro quale sia il vero personaggio principale.
Il film invece rende banale il rapporto tra i due, e oltre a Margo, svilisce anche Quentin. Un esempio eclatante si ha già a pochi minuti dall’inizio della proiezione: quando Margo entra dalla finestra nella camera di Q per chiedergli di accompagnarla durante la notte delle vendette, lui è restio, come nel libro. Ma se nella versione cartacea lui la segue senza che ci sia un motivo ben definito, nel film lei parla subito del tradimento del suo ragazzo, e Q chiede conferma del fatto che lei sia single. A conferma avvenuta si interrompe la scena, e vediamo sfrecciare il minivan (della madre) di Quentin fuori dal vialetto di casa. Scena divertente, grandi risate in sala, ma Quentin viene ridotto a un ragazzetto qualsiasi che pensa solo al fatto che vuole farsi la ragazza.
Durante tutto il film Q è sempre più succube di Margo, e alla fine non viene approfondita per niente la voglia della ragazza di restare insieme a lui, non si parla di nessun possibile incontro futuro. Tutta la profondità e la bellezza finale del libro, che mi ha fatto commuovere e apprezzare la Margo che inizialmente avevo odiato, viene cancellata anche grazie al fatto che nel film lei non pensa a Q, non lascia nulla apposta per lui. Se nella storia originale lei voleva in qualche modo aiutarlo e solo alcuni indizi erano stati casuali, nel film lei resta egoista fino alla fine e ammette di non aver lasciato nulla di proposito per Q. Alla fine del libro vediamo finalmente Margo in carne e ossa, oltre il mistero, e diventa protagonista del libro insieme a Q. Il film invece abbandona improvvisamente quello che sembrava essere il personaggio principale, lo mette da parte in malo modo. In realtà il miracolo che spettava a Q erano i suoi amici, che l’hanno accompagnato per tutto il viaggio fino ad Agloe, e non importa nulla di Margo, chissà che fine farà, ma tanto a Quentin non interessa più nulla.
Non mi aspettavo di vedere un capolavoro, però speravo che almeno si notasse un tentativo di approfondire la storia raccontata nel libro, di porre l’accento sulle riflessioni più importanti. Pazienza, siamo di fronte all’ennesimo caso in cui il film non riesce a rendere giustizia al libro.

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John Green, Città di carta, Rizzoli – Traduzione di S. Di Mella
Età di lettura consigliata: dai 13 anni
Jake Schreier, Città di carta, USA, 2015
Età di visione consigliata: dai 13 anni
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