Gli adolescenti e il rischio

Perchè gli adolescenti della letteratura YA amano il brivido dell’inaspettato? Perché fanno scelte avventate? Cosa accomuna un personaggio adolescente a un adolescente in carne e ossa?
Maria Farrer cerca di spiegarcelo riportando esempi tratti da opere famose, come Hunger Games e L’assassino cieco. Qui sotto, abbiamo tradotto per voi l’articolo della scrittrice pubblicato sul quotidiano inglese The Guardian.

Perché gli adolescenti devono correre rischi terribili nella letteratura YA – e anche nella vita reale

gli_adolescenti_e_il_rischio

“Spericolato, avventato, irrazionale, impetuoso, irresponsabile! Non hai pensato per un secondo…?”
Parole familiari – dopo l’accaduto! Quando fissi i tuoi piedi e affronti le conseguenze di qualunque cosa tu abbia detto o fatto, la domanda non ha bisogno di risposte perché la risposta è già ovvia:

(a) No, non ci ho pensato
oppure
(b) Sì, ci ho pensato, ma l’ho fatto lo stesso.

In ogni caso il risultato è il medesimo. In ogni caso, non si può mettere indietro l’orologio. Le decisioni impulsive derivano da qualche parte nel nostro profondo – e no, non si considerano le conseguenze; è proprio questo il punto. Sono spesso l’elemento che cambia le carte in tavola; ti mettono su un sentiero diverso, che altera leggermente (o non così leggermente) il modo in cui interagisci col mondo intorno a te.

Non c’è carenza di esempi nella letteratura YA. Saba, in Dark Eden di Moira Young, non si mette seduta a ideare piani prudenti o a fare valutazioni dei rischi. Agisce con impulso viscerale ed esce alla ricerca di suo fratello con le parole “Non so dove sto andando o quanto tempo mi ci vorrà”. Qualcuno potrebbe chiamarla spericolata, impetuosa, irresponsabile e irrazionale; altri intelligente e coraggiosa. È preparata a correre rischi e affrontare le conseguenze. Lo stesso può essere detto di Todd nella serie Chaos di Patrick Ness. È questo ciò che rende questi personaggi così coinvolgenti.

Ma il rischio non è solo materiale da fiction e le decisioni impulsive non devono essere di proporzioni epiche. Se ci pensate, probabilmente scoprirete che ogni giorno affrontate decisioni che comportano un fattore di rischio – morale, emotivo o fisico.

In un colpo di genio evolutivo, gli adolescenti sono programmati per correre rischi; programmati per non pensare troppo alle conseguenze (che è ben diverso, ovviamente, dal non curarsi delle conseguenze). Essere un adolescente è un affare rischioso. Si tratta di sopravvivere giorno dopo giorno in un mondo che ti sottopone a pressioni senza tregua; pressione a raggiungere un risultato, a conformarsi o a fare ciò che la famiglia, gli amici, gli insegnanti o altre persone significative si aspettano, pressione a non sconvolgere lo status quo. In The Bubble Wrap Boy di Phil Earle è interessante confrontare i diversi atteggiamenti di Charlie e di sua madre – Charlie vuole essere un normale adolescente e sua madre vuole, sia letteralmente che metaforicamente, avvolgerlo in strati di protezione.

Quindi, forse, è una fortuna che la parte del cervello responsabile del controllo del comportamento impulsivo non raggiunga la piena maturazione fino ai 25 anni. L’alternativa sarebbe improponibile!

“Se avessi saputo cosa stava per succedere, se avessi saputo tutto ciò che stava per accadere – se avessi saputo le conseguenze delle tue azioni… non avresti mai mangiato, bevuto, riso e non ti saresti alzato dal letto”

L’assassino cieco di Margaret Atwood

Non c’è dubbio che correre rischi possa metterti sotto i riflettori, qualche volta per i giusti motivi e altre no. Fare qualcosa di inaspettato può farti guadagnare ammirazione e rispetto o esporti a incomprensione e difficoltà. Può far schierare chi ti sta intorno – perché obbliga gli altri a farsi delle domande.

Inoltre, per quanto ti sforzerai di pianificare, per quanto le persone proveranno a controllare le tue scelte, ci saranno sempre dei momenti in cui un impulso incontrollato ti obbligherà a fare un salto nel buio e a combinare qualcosa di imprevedibile. È quel momento in cui vai a sinistra invece di andare a destra, in cui parti quando tutti si aspettano che tu rimanga; in cui segui il tuo cuore anziché la tua testa. Come Katniss Everdeen in Hunger Games, che si offre volontaria per prendere il posto di sua sorella nella “mietitura” e così si espone a un rischio estremo, per non parlare delle conseguenze di vita o di morte.

Ma in quell’unico momento di decisione impulsiva non importa altro. Succederà più tardi… e, alla fine, è proprio il modo in cui veniamo a patti con le conseguenze che ci aiuta a plasmare ciò che siamo e ciò che diventiamo. Si tratta di responsabilità e resilienza, ma anche di possibilità e opportunità. Non si può tornare indietro, quindi bisogna andare avanti.

[…]

Correre rischi non è una giustificazione per stupidità o pazzia, ed essere impulsivi non significa che non ci sia spazio per un comportamento razionale. Ma se tutti facessimo ciò che ci si aspetta da noi, se fossimo del tutto prevedibili e non corressimo mai dei rischi, allora cosa diventeremmo?

Prendete qualsiasi storia. Togliete il rischio e le conseguenze, e cosa vi rimane? Spericolato, impetuoso e irrazionale? In un mondo che sempre più cerca di controllare, c’è qualcosa di liberatorio nell’impulsività. Approfittatene finché siete giovani perché, presumibilmente, dopo aver compiuto i 25 anni, diventiamo tutti noiosi da morire!

 

Traduzione dall’inglese di Francesco Ressa