La figlia dell’arcobaleno

la recensione del volontario

Nadia HashimiLa figlia dell’arcobaleno, Piemme
Età di lettura consigliata: dai 11 anni

 

[space height=”5″]

La figlia dell’arcobaleno ci mostra un lato a molti sconosciuto della società afghana, racconta una storia lontana e a tratti complicata con delicatezza e una deliziosa semplicità. L’autrice, Nadia Hashimi, punta il riflettore sulla realtà delle bacha posh, ragazze che in situazioni di difficoltà si fingono figli maschi in famiglie che ne sono prive.
Questa è esattamente la situazione della famiglia della giovanissima Obayda, protagonista del racconto: in casa sono quattro sorelle e, quando una grava disgrazia colpisce il padre, è necessario stravolgere ogni equilibrio per ricominciare da zero. La famiglia si trova costretta a spostarsi da Kabul per trasferirsi nel piccolo paese di origine del padre, l’economia viene completamente rivisitata e nasce il nuovo bisogno di avere un figlio maschio in casa. Obayda diventa Obayd: le vengono tagliati i lunghi capelli neri, i vestiti che tanto le piacciono vengono sostituiti da camicie e calzoni; la ragazza è timorosa, perplessa e confusa. È sempre stata una femmina e sempre le è piaciuto, come è possibile che ora possa fingere all’improvviso di essere un ragazzo? I maschi sono sempre sporchi, si rincorrono per le strade polverose e si divertono con giochi a squadre assurdi; ad Obayda piace danzare, ondeggiare al suono della musica, ballare con grazia.
I primi tempi sono duri: tutti i suoi gesti e atteggiamenti sembrano gridare ad alta voce “Guardatemi! Sono un ragazza” e certamente più di un ragazzo a scuola, Obayda lo sa, si è reso conto della sua vera natura. La nuova situazione assume presto le tinte di una catastrofe, ma l’incontro con Rahim, il ragazzo col capellino dei Wizards, cambierà ogni cosa. Rahim è stato per molto tempo Rahima, è una bacha posh e può aiutare Obayda a trasformarsi completamente in un ragazzo e ad esser e profondamente contenta di questa vita. Nasce una sentita amicizia, si stringe un forte legame e Obayda finalmente riesce a cogliere tutti i lati positivi della vita dei ragazzi: può tenere alto lo sguardo, essere sicura di sé, ha più libertà e ogni obbligo pare essersi dissolto.
Questa realtà, però, è effimera e fragile come un fiore di campo: Rahim e Obayd non esisteranno per sempre; questa consapevolezza anima sentimenti negativi e grava come una spada di Damocle sulle spalle delle due bacha posh. Le cose sono destinate a cambiare e cambieranno.

Un libro da leggere, un libro che parla di amicizia, famiglia, libertà; un romanzo che si legge tutto d’un fiato, capace di emozionare e far sorridere, una storia che arriva da una terra lontana, così diversa dalla nostra, “La figlia dell’arcobaleno” è un modo per immergersi in un modo completamente nuovo nel profondo Afghanistan.

[space height=”15″]

Allegra, 16 anni