L’esatta sequenza dei gesti

L’esatta sequenza dei gesti

la recensione dell’esperto

Fabio Geda, L’esatta sequenza dei gesti, Instar libri
Età di lettura consigliata: dai 15 anni

 

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Con una delicatezza tipica della scrittura di Geda, L’esatta sequenza dei gesti è in grado di raccontare cosa vuol dire vivere in comunità. Le storie dei vari personaggi, educatori, assistenti sociali, famiglie e ragazzi, si intrecciano in un racconto che scorre veloce tra le pagine del libro, tenendo il lettore con il fiato sospeso fino alla fine. Il risultato non è un ritratto stereotipato della vita “fuori famiglia”, ma piuttosto un racconto vivido di quotidianità.

Marta e Corrado sono due ragazzini che si trovano a vivere nella stessa comunità. Con due storie di vita differenti, due caratteri quasi agli antipodi, i protagonisti si incontrano, imparano a conoscersi e insieme cercano di capire come affrontare le difficoltà e le scelte che la vita pone loro davanti. Questo libro riflette bene le emozioni di chi vive o ha vissuto lontano dalla propria famiglia di origine: paura, insicurezza,  diffidenza… che poi con il tempo si trasformano in fiducia, voglia di cambiamento, desiderio di mettersi in gioco.

Questo romanzo però non si limita a raccontare le vicende dei ragazzi vissute da loro in prima persona, ma dà voce a tutti i personaggi coinvolti, offrendo una visione diversa degli eventi in base al punto di vista da cui vengono raccontati. Il risultato è dunque una narrazione caleidoscopica, dove i vissuti si legano tra di loro andando a formare una rete complessa di relazioni. Perché in fondo questo è il vero fulcro del romanzo, raccontare di legami. Legami che nascono da momenti di difficoltà, legami che magari ci mettono un po’ a formarsi, ma che poi diventano indispensabili. E raccontando di legami l’autore fa intendere quanto sia importante prendersi cura gli uni degli altri, quanto le relazioni non possano essere unidirezionali e che non esistono solo i legami di sangue, ma che a volte è possibile sentirsi “a casa” anche in altri contesti rispetto a quello famigliare.

La storia di Marta e Corrado, del loro rapporto con le rispettive famiglie, gli educatori e le assistenti sociali, vuole riportare a una dimensione di normalità un contesto considerato a-tipico rispetto all’immagine di famiglia convenzionale a cui solitamente si fa riferimento; ed è importante che questo messaggio passi forte e chiaro, perché molti ragazzi si considerano “diversi” o “sbagliati” rispetto agli altri; ma la realtà è che non esiste una sola normalità, e gli ambienti dove ognuno cresce possono essere diversi, purché si stia bene.

Trovo che questo romanzo possa essere interessante sia per chi conosce bene i contesti “fuori famiglia”, che per chi non ha mai avuto modo di conoscerli a fondo. Dopotutto ognuno di noi è in continua ricerca di persone che ci facciano stare bene e che ci accompagnino nelle nostre scelte, ed è proprio questo quello che viene raccontato.

“Perché ci è capitato questo?”
“Cosa?”
“Perché non abbiamo avuto una casa normale, dei genitori normali, una vita normale?”
“Guarda che questa è la normalità. È la nostra normalità.”

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Denise Pergher, care leaver

Care leaver – letteralmente colui che lascia il sistema di cura. Sono quei giovani che concludono il percorso in comunità o in affido, vivendo il delicato passaggio verso l’autonomia.