Oro

la recensione dell’esperto

Marcel A. Marcel, Oro, Feltrinelli
Età di lettura consigliata: dai 13 anni

 

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Lena ha tredici anni ed è una “bambina strana”.
(“E chi la vuole una bambina strana? Chi, eh? Nessuno”)
Ha capelli come paglia bruciata al sole, per zittire i pensieri immerge la testa nel lavandino pieno d’acqua, indossa sempre jeans e magliette nere scolorite e non ha mai visto i suoi genitori.
La direttrice dell’orfanotrofio, la signora Zamczewska (detta Scivolo) è stata la cosa più simile ad una madre che Lena abbia mai avuto dopo che il mondo l’aveva privata, ancora in fasce, della propria famiglia. Privata per sempre. Privata della sensazione di essere amata: “Perché l’amore non esiste. Lena lo sa, perché ha tredici anni e non l’ha mai incontrato”.
Eppure ci avevano provato, eccome se ci avevano provato! Ben cinque tentativi! Cinque famiglie che come un pacco l’avevano presa e rispedita al mittente. Un tentavo fallito, un errore di valutazione, riportato dritto dritto sulla monumentale scrivania della Zamczewska.
Diritto di recesso. Soddisfatti o rimborsati.
Così Lena aveva lasciato che la speranza le scivolasse addosso, perché ormai ne era certa, aveva qualcosa di terribilmente sbagliato.
Ma ecco che l’ennesimo tentativo si ripresenta alla porta, una nuova famiglia pronta a “ritirarla”.
Come sarebbe andata a finire Lena lo sapeva bene, niente spazio alle speranze. Pochi giorni, al massimo qualche settimana e sarebbe tornata da dove era venuta. Colpevole di essere una bambina “Anormale. Matta. Schizzata”.
E per non soffrire, aveva promesso a se stessa che tutto ciò che sarebbe accaduto nella nuova casa non avrebbe avuto importanza. Non si sarebbe più comportata come una mocciosa “undicenne in preda al panico” che si pettina di nascosto per piacere ai nuovi genitori. Quei sogni le avevano voltato le spalle parecchi anni fa.
Per questo era decisa a non affezionarsi, a parlare poco e niente, a non sorridere (“io NON MI IMMISCHIO!”).

Ma quella che si trova davanti, calpestando per la prima volta l’ennesimo vialetto di una nuova adozione, è una “meraviglia”. Una casa diversa in tutte le sue parti, un “puzzle”, assemblato da pezzi coloratissimi, tutti un po’ diversi e svitati, che per nulla al mondo dovrebbero armonizzarsi, ma che chissà come lo fanno.
E come degni abitatori di quel luogo, fa la conoscenza di una famiglia “tutta matta”: il padre Roman taciturno e rassicurante, dalla voce piacevolmente profonda; la madre Vanda, un po’ sovrappeso sempre con il sorriso stampato, sincero ed amabile, una “sciamana” custode di quel mondo rumoroso e scoordinato; Piuma, una ragazza fiera e terribilmente insicura, dalle forme “simili a barbamamma”, franca e pungente; Okkio, un bambino biondo, con enormi occhi dietro a occhiali spessissimi, che “confonde un po’ tutto”; Pepe, una bambina iperattiva, un “soggetto in perenne movimento” con una testa piena di ricci rossi; Memory, un bambinetto pallidissimo, con capelli neri e una memoria enciclopedica; Arnold, un diciassettenne ossessionato dalla ginnastica, dal cibo sano, che spesso si rinchiude in camera, tagliando i ponti col mondo, custodendo il suo segreto nella sua camera che emana tristezza.

Nella nuova casa si respira un clima di “Speranza e tolleranza. Amore e attenzione”.
Tavolate chiassose e vive, bambini che corrono un po’ ovunque, rispetto, accettazione e corresponsabilità.
“Dunque cos’è che non andava?”. Lena come un eremita viveva nella sua stanza, mangiando i suoi pasti seduta sola sul letto, creatrice e vittima di pensieri infami che “si agitavano come serpenti velenosi e la mordevano”. Ripetendo a se stessa come un mantra che non sarebbe mai stata felice. Cinica e indolente, passava le giornate declinando l’affetto dei nuovi fratelli e dei nuovi genitori. Sicura nella sua idea di non affezionarsi per non soffrire.
Quando d’un tratto, “partorito” dall’armadio, un nuovo membro della famiglia fa il suo ingresso. Oro.
Il ragazzo ha l’età di Lena, ha i capelli come quelli di Lena e se li scosta dalla fronte come Lena, ha gli occhi come quelli di Lena e le dita come quelle di Lena. Apparentemente nessuno lo vede. Nessuno a parte Lena.
Invisibile e inudibile al resto del mondo Oro è il “tipico ragazzo a cui piace mettersi in mostra”, un inguaribile ottimista, che si stupisce di tutte le cose, che ama stare con la sua nuova famiglia anche se questa non sa che esiste.
È al tempo stesso Lena e il contrario di Lena.
Un po’ coscienza su due gambe e un po’ fantasma dei natali passati, Oro ama mettere la ragazza davanti a se stessa, davanti ai suoi limiti, ammonendola che quella sua “crociata della tristezza” non è altro che una tortura, inutile e dolorosa.

Così accompagnata dalla sua nuova famiglia e da Oro, Lena compie un percorso di accettazione di se stessa. Scende a patti con il suo passato tormentato e doloroso e inizia a vedersi per quella che è.
A capire che il ruolo autoimposto di “Principessa di tutte le disgrazie” e “grande io bistrattato” la porta ad essere una pallida e taciturna ombra di quello che può diventare.

Questo libro è pungente e vivo. Vivo nei ritratti vibranti dei membri della famiglia, che fanno capolino puntuali tra le pagine. Vivo in Lena e nel suo percorso di cambiamento.
Intriso di ironia regala una lettura rapida e divertente, credibile anche nei suoi caratteri più improbabili.
Consegna al lettore una domanda sull’accettazione e sull’ottimismo.
Realistica e per niente paternalistica.
Della sofferenza che ci si può autoinfliggere e di quella di cui spesso si è vittime.
Della difficoltà di sopportarsi, accettarsi e amarsi per quelli che si è: strambi e originali.

Un libro sulla bellezza della diversità, ovvero l’arte della gioia.

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Tommaso Terbojevich

Laureato in Psicologia