UNO STILE NARRATIVO IBRIDO

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Sulle pagine del Guardian, Brian Selznick ha riflettuto sulla narrazione per immagini, e sul modo in cui la intende e la mette in pratica. L’abbiamo tradotto per permettere a tutti di conoscere meglio il modo di lavorare dello scrittore di La favolosa invenzione di Hugo Cabret, La stanza delle meraviglie e Il tesoro dei Marvel.

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BRIAN SELZNICK: VOLEVO CHE LA MIA STORIA ESISTESSE A METÀ TRA LE IMMAGINI E LE PAROLE

Il tesoro dei Marvel non è un romanzo illustrato, ma un romanzo raccontato con immagini e parole. Inizia con circa 400 pagine di illustrazioni, poi ci sono 200 pagine di testo, seguite da altre 50 pagine di immagini. Poiché le narrazioni visuali si sviluppano nella nostra mente in modo molto diverso dalle narrazioni testuali, l’esperienza di lettura è influenzata dall’uso di parole e immagini insieme. Questa cosa mi affascina ed è all’origine di ciò che mi ha spinto a sperimentale il visual storytelling ne Il tesoro dei Marvel, così come ho fatto anche nei libri precedenti La straordinaria invenzione di Hugo Cabret e La stanza delle meraviglie.
Nel momento in cui leggiamo, in automatico si formano delle immagini nella nostra mente. Costruiamo rappresentazioni visive dei personaggi e delle ambientazioni basate in parte sul testo vero e proprio, e in parte sulle nostre esperienze personali, sui nostri preconcetti, sui nostri sogni. Questa trasposizione dalle parole alle figure avviene in maniera spontanea nella nostra testa.
Ma quando guardiamo una narrazione visuale succede qualcosa di diverso. Possiamo proseguire nella lettura delle figure senza che avvenga una trasposizione altrettanto automatica dalle immagini alle parole. Possiamo guardare il disegno del volto di un personaggio e comprendere che quel personaggio è triste senza dover pensare (o dire a noi stessi) la parola “triste”. La comprensione visiva può trascendere il linguaggio. Possiamo capire l’idea di tristezza senza dover etichettarla con una parola. E ovviamente, come nei film muti, le immagini non hanno bisogno di essere tradotte per chi parla una lingua diversa.

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Se scorriamo velocemente la pagina di un testo, potremmo perderci dei dettagli e la trama potrebbe sfuggirci. Sappiamo già che, quando ci troviamo davanti una pagina, dobbiamo cominciare dall’angolo in alto a sinistra e proseguire attraverso la pagina, parola per parola, in modo da capirla; sappiamo che dobbiamo continuare così, muovendoci dall’alto verso al basso, riga dopo riga, finché non raggiungiamo l’angolo in basso a destra della pagina. Per comprendere per intero la storia dobbiamo cogliere ogni singola lettera: è parte dell’accordo che facciamo in qualità di lettori con lo scrittore. Sappiamo che guardare semplicemente la pagina di testo non ci restituirà la storia.
Così come avviene quando leggiamo un testo troppo velocemente, possono esserci problemi anche quando non ci prendiamo del tempo per osservare attentamente le immagini. Ma, a differenza di quel che accade quando una storia è raccontata solo tramite un blocco di testo, un osservatore può guardare un’illustrazione e sentire di averne compreso il soggetto immediatamente. Un solo sguardo a una figura può fornire un’enorme quantità di informazioni. Per esempio, ne Il tesoro dei Marvel l’immagine di una ragazza legata all’albero di una nave nel mezzo di una tempesta in mare può essere compresa in pochi istanti. Può addirittura sembrare che tutte quelle informazioni siano rivelate con una sola occhiata, in un lampo. Poi, sentendo di aver capito, l’osservatore può spostarsi alla figura successiva.
Ma l’immagine è stata compresa veramente? A seconda della complessità della storia, muoversi di fretta tra le figure lascerà il lettore confuso come se si fosse mosso di fretta attraverso il testo. Prendersi del tempo per le illustrazioni, guardare tutti i dettagli, è essenziale. Questo genere di “lettura” potrebbe rivelare informazioni e sfumature che rendono la storia e i personaggi più facilmente comprensibili e profondamente indimenticabili.

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La sensazione di una storia raccontata con le figure differisce da una raccontata con le parole. Alcuni tra i lettori de La straordinaria invenzione di Hugo Cabret mi hanno detto che le parti illustrate del libro sembravano più tranquille rispetto alle parti di testo, perché riuscivano a “sentire” le sezioni di testo nella loro mente mentre leggevano. Le figure invece non avevano un simile rumore di sottofondo, anche se la narrazione comunque procedeva. Hugo è come una staffetta, nella quale la narrazione passa di mano in mano tra le parole e le figure, creando un alternarsi di momenti di silenzio. Questi silenzi funzionavano bene in una storia che in parte parlava di film muti. La mia speranza era che, entro la fine del libro, il lettore non riuscisse più  a ricordarsi quali parti della storia erano state raccontate a parole e quali con le immagini. Il mio obiettivo era che la storia nella sua interezza esistesse da qualche parte nel mezzo tra le due.
L’idea del silenzio visuale mi intrigava, e nel mio libro seguente La stanza delle meraviglie ho provato ad utilizzarlo di proposito. Ho creato due narrazioni separate che si svolgevano a 50 anni di distanza e si intrecciano, una a parole e l’altra a immagini. Alla fine scopriamo che il personaggio principale nella storia a immagini, Rose, è nata sorda, e la mia speranza era che il lettore vivesse la storia in un modo che fosse parallelo a quello di lei. Il silenzio delle figure è una metafora per il silenzio del suo mondo.
Ne Il tesoro dei Marvel ho creato ancora una volta due storie, nonostante non si intreccino come quelle de La stanza delle meraviglie. La narrazione ad immagini, che copre cinque generazioni di una famiglia, si svolge inizialmente lungo 400 pagine circa, e poi all’apice della storia le illustrazioni si fermano e ci ritroviamo a saltare in avanti di 90 anni in una narrazione raccontata interamente a parole. Inizialmente, la seconda storia sembra separata dalla prima, ma poi scopriamo una possibile connessione e ci ricordiamo le immagini – esse diventano parte di una seconda narrazione nella nostra mente.

I libri sono una forma di tecnologia, anche se solitamente non li pensiamo in questo modo. Sono fatti di componenti semplici: copertina, pagine, legatura e colla. È bellissimo quanto adattabile possa essere questo semplice apparato, e quanto possa essere fisico. La carta è nelle nostre mani. La stiamo toccando e sfogliando. E quando giriamo la pagina, scopriamo un trucco magico, poiché non sappiamo mai cosa troveremo sull’altra facciata.
“Un libro illustrato emozionante non soltanto ha immagini meravigliose, singole o in sequenza” ha scritto il mio amico Remy Charlip, grande illustratore, in un breve testo intitolato A page is a door, “ma ci permette anche di essere consapevoli della struttura  fisica davvero unica di un libro, portando la nostra attenzione, ancora una volta, al più importante dei momenti: quello in cui si volta la pagina”.
Quando si gira la pagina, le immagini possono diventare storia, come in Hugo, o possono diventare esperienza, come ne La stanza delle meraviglie, oppure possono persino diventare memoria, come ne Il tesoro dei Marvel. Questo è il motivo per cui amo usare le immagini per raccontare storie nei libri. Tutto è possibile, e ci saranno sempre cose nuove da scoprire voltando la pagina.

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Brian Selznick, Il tesoro dei Marvel, Giunti
Età di lettura consigliata: dai 13 anni

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Traduzione dall’inglese di Anna Casadei