IL REALISMO STRANO DI OPPEL

[space height=”25″]

Il nido è sicuramente uno dei migliori libri per ragazzi pubblicati nel 2016. Il testo e le illustrazioni si intrecciano raccontando una storia nella quale la tensione sale lenta per poi farsi sempre più incalzante, impedendo letteralmente di staccare gli occhi dalla pagina.

Questa recensione del Guardian rende giustizia al libro: ve la proponiamo tradotta.
[space height=”25″]

IL NIDO DI KENNETH OPPEL – TENERAMENTE REALISTICO MA DAVVERO MOLTO STRANO
La storia di un neonato e di un nido di vespe si sviluppa in questo strano, nostalgico luogo a metà tra il reale e il fantastico

Il miglior libro per ragazzi può essere anche il più strano. Basta pensare a Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie, a Il casello magico o a Nel paese dei mostri selvaggi per accorgersi che alcuni dei classici intramontabili sono senza dubbio bizzarri, e forse è proprio la loro stranezza a renderli così indimenticabili.

Addentriamoci ne Il nido. A partire dalla prima riga – “La prima volta che le ho viste, ho creduto che fossero angeli” – cogliamo il fatto che questo libro sarà insolito. Racconta la storia di Steve, e di ciò che succede a lui e alla sua famiglia durante una intensa estate.
C’è un neonato in casa, ma, ben lontani dal vivere l’incantevole periodo che ci si aspetterebbe, la famiglia sta affrontando il fatto che il loro bambino è nato con dei problemi. Una condizione congenita, non specificata, lo porta ad aver bisogno di un’operazione. Anche se il bambino sopravvivesse alla procedura, Steve ha origliato conversazioni sommesse che mettevano in dubbio che suo fratello possa mai diventare “normale”.

[space height=”5″]


È in questo momento che uno sciame di vespe arriva e crea il suo nido sul lato della casa di Steve, una cosa davvero spaventosa per lui in quanto è allergico alle loro punture. Oppel ritrae bene il suo protagonista – tratteggiando un ragazzo nervoso e in qualche modo trascurato, che in passato ha mostrato comportamenti ossessivo-compulsivi e in questo momento li contiene a stento – senza proporlo troppo come una vittima.
Comprensibilmente preoccupati per il bambino, i genitori di Steve lasciano che il nido di vespe rimanga attaccato al lato della casa. Ma ciò che davvero disturba Steve sono i sogni che comincia a fare ogni notte – sogni di angeli.

Viene spesso detto che in un romanzo non bisognerebbe descrivere i sogni, che risultano noiosi e non coinvolgenti. Credo che questo non abbia senso. Ciò che importa è che siano resi appassionanti e intriganti a sufficienza da acchiappare il lettore e pretendere di venire compresi. Oppel è riuscito in questo, il che è un bene perché le descrizioni dei sogni costituiscono buona parte de Il nido. Man mano che il libro continua, e diventa sempre più bizzarro (come ad esempio quando all’interno del nido comincia a venire creato un neonato sostituto) il confine fra ciò che è reale, ciò che è magia e ciò che è semplicemente nella testa di Steve diventa sempre più labile. Per me, questa mancanza di totale consapevolezza è uno dei maggiori punti di forza del libro.

Ci sono alcuni altri meravigliosi elementi in questo libro. Le relazioni all’interno della famiglia sono genuine, senza diventare forzatamente stereotipate o sentimentali. Quella tra Steve e la sua sorellina Nicole è teneramente realistica: sono lontani dall’essere amici, eppure sono sempre presenti l’uno per l’altro quando ne hanno bisogno. Soprattutto, questo è un ottimo libro sulla spinosa questione del concetto di “normalità”. Dovrei menzionare il tocco delicato delle illustrazioni di Jon Klassen. Meglio conosciuto per il suo lavoro in libri illustrati come il bestseller Voglio il mio cappello, Klassen qui mostra abilità nel rappresentare questi importanti questioni.

Il nido osa travalicare il realismo senza sfociare del tutto nel fantastico, e lo fa con sicurezza. Questa mescolanza di realtà e fantasia è l’elemento caratteristico di molta fiction classica per ragazzi, proprio perché la giovane età è un periodo in cui si ha ancora facoltà di tenere liberamente uniti questi due mondi. È proprio questa sensazione che Oppel ha catturato, e che creerà un senso di nostalgia nel lettore adulto, e un senso di familiarità in quello più giovane.

Kenneth Oppel, Il nido, Rizzoli
Età di lettura consigliata: dai 13 anni

[space height=”5″]

Traduzione dall’inglese di Anna Casadei