The Giver

The Giver
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Lunedì scorso abbiamo proposto la recensione del film The Giver – Il mondo di Jonas di una delle nostre volontarie. Poi sull’ultimo numero di Internazionale abbiamo letto, in versione ridotta, una provocatoria critica al film pubblicata sul quotidiano statunitense The Boston Globe.

Vi proponiamo in traduzione l’articolo integrale scritto da Ty Burr, secondo cui la versione cinematografica di The Giver cavalca un po’ troppo l’onda del successo dei recenti film distopici per adolescenti.

Cosa ne pensate?

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The Giver riconfeziona un classico

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A quanto pare Lois Lowry ha sbagliato tutto quando ha scritto The Giver. Il libro, uscito nel 1993, era l’originale distopia per giovani adulti, una fresca favola su una società futura che sembrava priva di rischi e civilizzata fino a quando non si iniziava a sbirciare sotto la superficie. The Giver è stato scritto con sottigliezza, originalità – immaginate un mondo che è riuscito a estinguere il colore – e un’ambiguità potente. Sequels a parte, molti ancora pensano che la scena finale parli di morte.

Ma – sciocca autrice – Lowry voleva solo che i suoi giovani lettori ragionassero su cose come il libero arbitrio invece di assicurarsi un gruzzolo a Hollywood. Libri che The Giver  ha in seguito “ispirato” (e sono gentile), come Hunger Games e Divergent, si sono concentrati sui protagonisti adolescenti e sui loro dilemmi ormonali. Invece Jonas, l’eroe del romanzo, ha appena compiuto 12 anni e sta solo iniziando a provare “le pulsioni”. Dove sono le calde voglie, gli sbaciucchiamenti? Dove mettete le canzoni pop? E dove sono i cattivi? Perché non può essere solo la “società” il cattivo, giusto?

Perciò The Giver  ci ha messo circa vent’anni per raggiungere gli schermi, durante i quali il produttore-attore Jeff Bridges è passato dallo sperare che suo padre, Llloyd Bridges, recitasse la parte dell’anziano custode di memorie ad assumerne lui stesso il ruolo. (Bridges senior è morto nel 1998). Jonas, il giovane eroe incaricato di ricordare il passato, ora ha 16 anni ed è interpretato dal pensoso e sognante Brenton Thwaits, e prova più di una pulsione per la compagna di classe Fiona (Odeya Rush). Ci sono i baci. C’è un cameo di Taylor Swift. E ora c’è anche un cattivo nella persona del leader del Consiglio degli Anziani del film (Meryl Streep), anche se la madre di Jonas (Katie Holmes) di per sé è già abbastanza inquietante.

Eppure tutti questi ammodernamenti dettati dal mercato non riescono a distruggere ciò che ha reso speciale The Giver: il paziente viaggio interiore dell’eroe per capire la terribile verità sul suo mondo e agire di conseguenza. Non è la storia che meglio si presta a una trasposizione cinematografica, ma il regista Phillip Noyce (La generazione rubata) e la compagnia di produzione Walden Media hanno fatto quel che potevano, riempiendo i vuoti della narrazione fine e minimalista di Lowry. Adesso la ben educata comunità di The Giver vive su una specie di altopiano, in alto e fuori vista rispetto al mondo caduto. Ogni persona ha il suo posto prestabilito, anche i genitori a cui i bambini vengono assegnati dopo essere nati in centri dedicati a questo scopo. Tutti sono garbati e nessuno dice bugie. Tutti prendono le proprie pillole.

Durante la cerimonia in cui a ogni neo sedicenne viene assegnata la professione che svolgerà per il resto della vita – sì, Divergent si è fregato la scena, e penso di capire da dove arrivi il Cappello Parlante in Harry Potter – Jonas è scelto per diventare il Ricevitore dei Ricordi, il deposito di tutte le memorie culturali che la società ha deciso di reprimere. Il precedente Ricevitore dei Ricordi, ormai molto vecchio e rinominato il Donatore, introduce il ragazzo in uno studio in cui ci sono allineati dei misteriosi oggetti chiamati “libri” e lo inizia a materie arcane come la neve, gli animali, e la guerra.

Traduzione di Teodora Camerini.

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