A tu per tu con...

Davide Morosinotto

PARLIAMO DI:

uso dei social network e cyberbullismo

Già all’ultima edizione del festival abbiamo voluto incentrare un dibattito interamente sulla questione dell’uso dei social da parte dei ragazzi. Abbiamo ricontattato uno degli autori che furono ospiti in quella occasione, Davide Morosinotto, perché molti fatti di cronaca ci hanno fatto capire che è un argomento su cui non si è ancora riflettuto abbastanza.

Negli ultimi mesi la realtà del bullismo in rete non solo si sta intensificando, ma si sta facendo sempre più urgente e, soprattutto, sta dimostrando di non essere affatto qualcosa di circoscritto e limitato. Colpisce giovani e adulti (smentendo il luogo comune che l’uso irresponsabile del web sia da imputare solo a ragazzini un po’ ingenui), e colpisce ovunque, anche noi, anche le nostre città. Il libro che lei ha scritto insieme a Teo Benedetti cosa cerca di comunicare a questo proposito, ai più giovani?
Negli ultimi giorni sono finiti sotto i riflettori diversi episodi davvero terribili, che ci hanno colpito molto.
Ecco, purtroppo, quando si arriva al “fatto di cronaca” spesso è troppo tardi, e l’unico modo per affrontare o per lo meno provare a gestire situazioni così complesse è rivolgersi a professionisti, psicologi, educatori… A volte, addirittura, le forze dell’ordine.
A me e Teo piacerebbe che il nostro libro aiutasse a prevenire, invece che risolvere il problema.
Perché tutti noi giriamo con gli smartphone in tasca, sono strumenti meravigliosi e potentissimi. A volte, però, li usiamo male. E ci sono semplici accorgimenti che possono, per lo meno, farci sentire un po’ meno impreparati, e un po’ più sicuri.

 
I social network sono uno strumento aperto a tutti, anche ai giovanissimi, e spesso sono il veicolo più facile per episodi di cyberbullismo: danno la possibilità a chiunque di diffondere velocemente qualsiasi contenuto, e sembrano non dare appigli a chi, di quei contenuti, se ne vuole disfare. Quali sono le regole di base a cui attenersi per provare a scongiurare questo tipo di episodi? Esistono impostazioni o strumenti dei quali possiamo imparare a servirci?
I due consigli di base che mi sentirei di dare sono: 1) imparare ad aspettare. Se un nostro amico fa una cosa buffissima e la riprendiamo con il telefono, non pubblichiamola immediatamente su Youtube o su Instagram. Chiediamoci prima se quel contenuto non potrebbe, magari a distanza di tempo, diventare offensivo, far star male qualcuno, essere pericoloso perché magari rivela l’indirizzo di casa di qualcuno. 2) mettersi nei panni degli altri. Lo slogan preferito di Teo è che la “rete non ha tono”, ed è vero. Noi magari stiamo scherzando, ma magari dall’altra parte dello schermo c’è qualcuno che in quel momento non ha voglia di ridere, e potrebbe fraintendere del tutto quello che stiamo scrivendo. Facciamo attenzione.
Ecco qua. Poi certo, ci sono anche una serie di strumenti tecnici utili e di cui proviamo a parlare nel libro (come bloccare i contatti che ci infastidiscono, per esempio), ma la verità è che tutto parte dai due principi di cui sopra. È una questione di educazione, non di tecnologia.
 
A giugno 2016 lei, insieme a Teo Benedetti, è stato ospite a Mare di Libri con un evento incentrato su questo argomento. Ci sono stati interventi da parte dei ragazzi presenti, o spunti particolari emersi dal dibattito, che l’hanno fatta particolarmente riflettere? E in generale pensa che questo tipo di incontri diretti coi ragazzi siano un modo efficace per far passare il messaggio contenuto nel vostro libro?
L’incontro al Mare di Libri è stato speciale e meraviglioso perché gli adulti… erano banditi, e sono rimasti fuori dalla porta. E in questo modo i ragazzi hanno potuto sentirsi liberi di raccontare, di fare domande, di raccontarci le loro esperienze.
E’ stato uno degli incontri più belli che mi sia capitato di fare, anche se i contenuti sono ovviamente top secret. Però sì, io penso che queste occasioni siano utili. Anche perché parlandone ci si accorge che certi problemi sono in realtà molto comuni, possono capitare a tutti. E ascoltare le esperienze degli altri è anche un modo per non sentirsi soli.
 
Teo Benedetti, Davide Morosinotto, Cyberbulli al tappeto, Editoriale Scienza
Età di lettura consigliata: dagli 11 anni
 
Per saperne di più su Davide Morosinotto puoi leggere una sua breve biografia cliccando qui.