Alla ricerca di Craig

ALLA RICERCA DI CRAIG
Craig Thompson a Rimini
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Non si può non dire che sia stato un pomeriggio speciale: incontrare Craig Thompson non capita certo tutti i giorni. Uno dei più grandi fumettisti americani qui a Rimini per parlare di sé, della sua arte, dei suoi libri. Il graphic novel è così entrato nella Sala del Giudizio del Museo della Città con uno dei suoi più nobili esponenti.
Craig, davanti agli sguardi illuminati di una folla attenta, stava seduto e, al microfono, col suo accento americano, riempiva le pareti di sé, rispondendo alle domande più diverse.

Con semplicità ha affermato di aver scritto la commedia fantascientifica di Polpette Spaziali pensando al libro che avrebbe voluto avere tra le mani lui a otto anni e pensando alla figlia neonata di una coppia di amici; eppure, ha continuato “è per tutti, dai 7 ai 70 anni”.
Racconta poi i suoi aspetti più autobiografici: è cresciuto in un ambiente contadino tra il padre idraulico e autisti di camion, in una Contea dove non ha mai incontrato adulti andati all’università. È qui che pone le sue radici il padre della famiglia protagonista del libro di grande successo che ha reso il disegnatore famoso in tutto il mondo: Blankets. Per i più curiosi, Craig ha anche rivelato le sue tecniche di lavoro, come passi dal digitale, al manuale e poi ritorni al digitale, dove quindi la sostanza del disegno è tutta opera del pennello a china che il suo braccio dirige. “Io, in quanto autore di disegni, mi mantengo facendo cose belle”, è questo ciò che, tra le altre cose, mi porto a casa da un pomeriggio più particolare di altri. È lo sguardo dolce, ma allo stesso tempo determinato, di chi si domanda se come artista raggiunga un fine, se ricopra un ruolo all’interno della società, oppure se il suo essere artista non rimanga fine a se stesso o sia qualcosa di frivolo. Craig dice di chiederselo ogni giorno. Penso che chi ha letto i suoi libri, chi ha rivolto lo sguardo sui suoi disegni e sulle storie che esse portano dietro, orienterebbe deciso l’artista verso la prima risposta.

Craig mi ha detto che con impegno e forza di volontà i sogni che custodiamo gelosamente nei nostri cassetti possono realizzarsi. L’immagine che ho ancora nella mente delle centinaia di scarabocchi, di schizzi, di bozze necessarie per ultimare i suoi disegni mi ricorda la caparbietà e la ricerca di chi non si accontenta. Ecco l’altro aspetto che mi ha toccata di più: ho colto Craig come un uomo con un animo che tende alla ricerca. Fare ricerche, informarsi, appassionarsi e creare, sono questi verbi che Craig ha disegnato in me. E questa volta lo ha fatto solamente con le parole, senza pennello.

Marta, 18 anni