Jim Kay, vincitore della Carnegie Medal per le sue illustrazioni di Sette minuti dopo la mezzanotte di Patrick Ness, è stato scelto per illustrare a colori tutti e sette i libri di Harry Potter e ideare le nuove copertine. Ci spiega come affronterà il compito e perché questo sia stato accompagnato da “un’implosione di terrore pietrificante”.
Come si è sentito quando ha scoperto che avrebbe illustrato i romanzi di Harry Potter?
Gli scienziati dicono che il Big Bang sarà seguito dal Big Crunch (che l’universo smetterà di espandersi e inizierà collassare su se stesso ndr). Penso di aver provato in prima persona questa teoria, perché scoprire di essere stato scelto per questo lavoro è stata un’esplosione di piacere, seguita immediatamente da un’implosione di terrore pietrificante. Dal mio punto di vista questo è, senza dubbio, il miglior incarico che potessi ricevere – sono un maniaco del controllo, avere l’opportunità di disegnare i personaggi, i vestiti, l’architettura e i paesaggi di quello che forse è il più grande mondo fantastico della letteratura per l’infanzia, beh, fatemi dire che ne sono estremamente eccitato. Tuttavia, sono anche consapevole dell’enorme responsabilità che ciò rappresenta. Vi voglio assicurare che farò del mio meglio.
C’è un personaggio o una scena particolare che non vede l’ora di illustrare?
È come provare a scegliere la cosa più scintillante della caverna di Aladino; scegli un tesoro, e un’altra gemma cattura il tuo sguardo. Al momento non sarei in grado neppure di scegliere una creatura preferita (forse un Thestral, o un Asticello, ma anche i folletti sono personaggi meravigliosi, e poi mi vengono in mente i troll – vedete qual è il mio problema!). È stato bellissimo pensare a come rappresentare i personaggi, ma al momento la sfida che preferisco è creare Hogwarts – è la prima volta che mi soffermo a pensare a come costruire qualcosa di sorretto dalla magia – è più difficile di quello che si possa pensare.
Come artista, come si avvicina a un lavoro di queste dimensioni? Da dove inizia con una gamma così ampia di possibilità?
Sembrerà ovvio ma si parte dal testo. La storia è tutto, quello che voglio fare con il mio contributo è dare risalto all’intensità delle storie della Rowling, farle apparire al meglio. Poi è una questione di ricerca, e c’è parecchio da cercare. I libri hanno cambiato il modo in cui guardo le persone, sono sempre alla ricerca di facce interessanti nella folla. Per un illustratore non esistono persone brutte o dall’aspetto strano – tutti sono interessanti. Per mia fortuna, a Kettering vivono delle persone davvero interessanti. I musei e le biblioteche sono i miei luoghi preferiti in cui cercare ispirazione. Potresti vedere qualcosa, una scarpa medievale, magari, un vecchio orologio, o una scimmia impagliata e all’improvviso ecco l’idea per i personaggi della storia, le cose che farebbero, il loro modo di camminare. Ciò che ho trovato essermi d’intralcio è la mia fastidiosa abitudine di imbrigliare gli elementi più fantastici nei miei schizzi quando li rielaboro, mi ci è voluto un po’ per assimilare che per questo lavoro avrei dovuto lasciarmi andare di più. Sulla mia scrivania adesso c’è un promemoria: “è un fantasy, stupido”. Mi ricorda che devo divertirmi di più.
Anche lei è un fan di Harry Potter? Se lo è, qual è il suo primo ricordo legato alla lettura dei libri?
SONO un fan di Harry Potter, sì, ma mi sono unito alla festa un po’ tardi. A dire il vero La pietra filosofale l’ho ascoltato nella meravigliosa versione in audiolibro letta da Stephen Fry prima di leggerlo, e l’ho fatto perché avevo viaggiato in metropolitana con una scolaresca che chiacchierava di Harry Potter con grande entusiasmo. È stato il ricordo di come sia iniziare una scuola nuova che mi ha preso (ci siamo trasferiti quando ero piccolo e ho dovuto inserirmi in una scuola grande dove non conoscevo nessuno). Mi ero dimenticato, da adulto, quanto fosse difficile la scuola, ed è stato come fare un tuffo nel passato – soprattutto, mentre leggevo L’ordine delle fenice, la paura per gli esami! È incredibile pensare che tutto il mondo di Potter, le strade, i negozi, le creature, i personaggi, tutte queste cose meravigliose siano saltate fuori dal cervello di una sola persona. Per me questa è magia: la materia grigia nella testa di qualcuno che ispira altri a leggere, giocare e crearsi delle proprio idee. È come un incantesimo che salta da persona a persona, riadattandosi di volta in volta. Voglio che questo incantesimo continui, magari aggiungendo il mio piccolo estro, se possibile. Spero che nel corso degli anni vedremo tanti illustratori diversi fare un tentativo, nella misura in cui Alice nel paese della meraviglie ha ispirato artisti per oltre un secolo.
Qual è il suo personaggio preferito nell’universo di Harry Potter?
È come cercare di scegliere il tuo disco preferito, cambia in continuazione. Ho un debole per Neville, in particolar modo per la sua goffaggine, ma non si può non ammirare Hermione, perché passa delle ore in biblioteca, è lei il cemento che tiene insieme il gruppo, sì, senza di lei sarebbe tutta un’altra storia. Voglio sapere di più di Severus, è un personaggio molto profondo. A livello visivo, però, non posso non scegliere Hagrid; ha un cuore meraviglioso, avvolto in un corpo enorme e logoro. La capanna di Hagrid è, per me, come un’estensione della suo fisico: lo rende parte di Hogwarts, ma lo tiene anche a distanza.
Quali erano i suoi libri preferiti da bambino?
Ricordo come rimanevo sveglio, seduto nel letto, con in mano uno dei libri della serie Adventure di Willard Price, e sulle ginocchia un gigantesco manuale tipo L’Enciclopedia di Storia Naturale. Vede, i libri di Willard raccontavano le avventure avvincenti di due fratelli che si cacciavano in ogni sorta di guaio alla ricerca di animali rari ed esotici in luoghi remoti. Io mi leggevo le loro avventure e poi mi studiavo gli animali che trovavano. Quei manuali erano così pesanti che dopo pochi capitoli iniziavo a non sentirmi più le dita dei piedi, ma quello per me era davvero il paradiso dei nerd.
Chi sono i suoi illustratori preferiti (classici o moderni)?
Caspita, sono parecchi, Eric Ravilious per i suoi dipinti, Edmund Dulac per il suo colore squisito, penso che Alexis Deacon sia un disegnatore stupefacente, probabilmente l’illustratore più dotato in circolazione, e amo anche le opere di Ian Miller, che disegna castelli, cavalieri, goblin e orchi meravigliosi. Mi piacerebbe molto poter vedere una sua versione di Harry Potter; ma immagino che solo un bambino coraggioso potrebbe entrare nella Hogwarts di Miller.
Come descriverebbe il suo stile artistico?
Tendo a cambiare stile per adattarmi alla storia, il che mi rende la vita molto difficile, ma è un bene cercare continuamente di oltrepassare i propri limiti. Se qualcosa non ti incute anche un po’ di timore, probabilmente non vale la pena farlo. Sto ancora imparando per quanto riguarda l’illustrazione, e mi sento ancora alle prime armi (questo sarà il mio terzo libro), e spero di non smettere mai di imparare, perché c’è ancora molto da provare – sento di avere a malapena scalfito la superfice.
Che consigli darebbe a un giovane che vuole diventare un artista/illustratore?
Ho incontrato molti bambini che sostengono di non saper disegnare o dipingere molto bene che e credono che per questo una vita da artista o da disegnatore sia loro preclusa. È tragico perché le loro idee spesso sono incredibili e penso che le idee siano il bene più prezioso per chi lavora nell’industria creativa. Disegnare e dipingere è un po’ come suonare la chitarra; se fate abbastanza pratica migliorerete col tempo, perciò non preoccupatevi di questo aspetto, pensate solo a concentrarvi su come realizzare le vostre idee, perché sono quelle a rendervi diversi da tutti gli altri. E non dimenticate, se avete un’idea grandiosa, questa risplenderà anche attraverso il disegno più abbozzato, proprio come a una grande canzone possono bastare tre accordi su una chitarra per prendere vita.
Qual è la sua routine di illustratore?
Direi che è straordinariamente ordinaria: mi alzo, porto a spasso il cane, disegno tutto il giorno e tutta la notte, butto tutto il lavoro della giornata nel cestino e vado a letto sperando che domani sia uno di quei giorni in cui qualcosa riesca a non finire nel bidone. Al momento il bidone è in vantaggio 3 a 0; domani spero di mandare in rete qualche tiro.